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Ciaran Donnelly

Regista

Titanic. Nascita di una leggenda  è un progetto che le sta particolarmente a cuore, non è stato solo lavoro. Come mai ha deciso di investire così tanto nella realizzazione?
"Quando mi hanno parlato di una storia sulla costruzione del Titanic, ho pensato: 'Che idea grandiosa, perché non è venuta a me?' E’ una di quelle idee che rimpiangi quando non vengono a te. Ho subito pensato ci fossero i presupposti per una grande storia. Se riesco a portare a termine la visione che ho nella testa, sarà un evento televisivo di proporzioni epiche. C’è già stato qualcuno che ha rivisitato la mitologia del Titanic, dandogli una poderosa rimessa a nuovo."

Intende James Cameron?
"Certo. Nel suo Titanic ha raccontato una gran bella storia. La storia delle differenze sociali; la storia d’amore. Ci sono gli stessi elementi anche qui. Ma noi volevamo allontanarci da quelle vicende e tenere fede a come andarono realmente i fatti. C’erano 14mila persone impiegate alla Harland & Wolff: una piccola minoranza di cattolici, il resto protestanti. Persone che non potevano lavorare fianco a fianco. Credo anche che la storia debba essere rivista per capire chi fosse il reale padrone della nave, metaforicamente parlando. JP Morgan, il finanziatore Americano, ha la sua versione. Pirrie, la vede come un simbolo di unione per fare avvicinare le differenti comunità. I sindacalisti hanno provato a farne il loro vessillo. I cattolici ne hanno rivendicato il possesso. E alla fine tutti si ritrovano con questo enorme pezzo di metallo che affonda..."

Ha imparato molto sui cantieri navali, durante le riprese?
"Anche troppo! [ride]. Nella costruzione del Titanic sono stati impiegati 13 diversi tipi di rivetti, di quattro metalli differenti, alcuni in ferro, altri in acciaio. Potrei parlarne per ore. Sono diventato un esperto, cercando on-line, su un paio di siti specializzati e leggendo alcuni libri.."

Dirigere serie di successo quali Robin Hood, Camelot e The Tudors, come l’ha aiutata in nel lavoro che ha fatto per Titanic. Nascita di una leggenda ?
"Tudors è stato il mio primo grande progetto, con un budget consistente e la possibilità di girare come avrei voluto: ossia in grande stile. I progetti BBC su cui ho lavorato, non mi permettevano di avere questa libertà. Non c’era abbastanza tempo. Ho avuto più tempo per Tudors. Il che mi ha permesso di levarmi più sfizi. Ho iniziato così ad esprimere il mio stile. Ho imparato molto facendo quello show: mi ha aiutato ad ampliare i miei orizzonti come regista. Per Titanic. Nascita di una leggenda , ho pensato da subito al mercato internazionale. Ho immaginato lo show in onda sui canali americani, tedeschi, in Asia, in tutto il mondo. Ha qualcosa di diverso, che lo rende unico."

Dirigere 12 episodi in una successione non narrative sembra un compito complicato. È la prassi per le serie di questo tipo?
"Dipende. Un regista può fare una miniserie di sei ore ma in una serie lunga come la intendiamo noi, un unico regista si occupa in genere di blocchi di due o tre episodi al massimo. In America utilizzano addirittura un solo regista ad episodio. Girare tutti e 12 gli episodi utilizzando un unico regista è una novità anche per me.  Ma sono sicuro del risultato. È come correre la maratona: bisogna mantenere il ritmo e non perdere la calma per tutto il percorso. Mi è capitato di occuparmi di progetti più corti, ma che mi hanno consumato maggiormente. Penso che sia un lavoro di auto convincimento. Se decidi di fare il salto, devi veramente dare il massimo. Sapere che hai davanti sono quattro mesi di produzione… io comunque delego con facilità. Su questo progetto ho dovuto delegare molto di più, ho avuto molte persone che mi hanno aiutato. Il fatto di avere una squadra con cui sono già familiare aiuta”.

Per la maggior parte, Titanic. Nascita di una leggenda  è stata girato in location esistenti, piuttosto che in uno studio. Ci sono delle sfide a lavorare in un ambiente non controllabile?
“Penso che sia più interessante ed eccitante. La tela su cui lavorare cambia ogni giorno. Puoi uscire, e hai la sensazione che sia tutto più realistico e crudo – per la stragrande maggioranza dei casi, si vede se uno ha girato in un teatro di posa. Una volta selezionate le location, la sfida è stata quella di ottenere i  permessi: far sì che Guinness ci aprisse i cancelli e ci lasciasse entrare dentro le sacre mura di  James's Gate a Dublino. Ci sono dei palazzi lì dentro che nessuno in  ha mai visto sullo schermo in Irlanda, il che è stato motivo di grande soddisfazione. Il retro del magazzino di luppolo, dove vanno tutti i turisti, sembra qualcosa uscito dal film dei fratelli Cohen: Mister Hula Hoop. Alzi la testa e vedi questo palazzo epico in stile Art Deco. Questo è  Harland & Wolff's in HQ!"

Cosa ci può dire delle sfide che s’incontrano quando si decide di realizzare una serie in costume?
"La prima sfida è di tipo economico, ci vogliono più soldi per mettere tutto insieme. Ci vogliono più soldi per i costumi, il trucco, il parrucchiere, più di quanti ce ne potrebbero volere per un film o una serie contemporanea. Detto ciò devi sempre affittare i costumi, hai sempre altre spese. Il procedimento fondamentalmente è lo stesso. Il tipo di ricerca che devi fare è diverso, ciò che metti davanti alla macchina da presa, è diverso. Forse trovare delle location d’epoca è più difficile; bisogna fare molta attenzione ai dettagli. Alla fine, stai raccontando una storia di alcuni personaggi che percorrono un viaggio. Da un punto di vista narrativo, a parte i parametri dell’epoca, non c’è molta differenza.”

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