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Sir Derek Jacobi

Lord William Pirrie

Le interessa in modo particolare questo periodo storico?
"Tutti i periodi storici mi appassionano. Ho studiato storia all’università. I primi del ‘900 mi hanno sempre interessato. E’ un periodo affascinante, d’altronde ogni periodo ha un suo fascino. Adoro questo periodo per il suo stile [indica il suo costume]. Ti fa sentire piuttosto raffinato. Ti da un portamento elegante. Molte cose meravigliose ed interessanti hanno avuto luogo in questo periodo.”

Quando si interpreta una figura storica come Lord Pirrie, ci si sente addosso la responsabilità di un’interpretazione fedele?
"Lord Pirrie non era molto noto al pubblico. In questo senso, non ci sono stati problemi, perché avrebbe potuto pure essere un personaggio inventato. E’ quando interpreti un personaggio storico molto noto, come ad esempio il Generale Pinochet o Adolf Hitler, che si deve essere meno approssimativi perché il pubblico ha delle aspettative su queste figure. L’aspetto fisico, il modo di camminare…”

Possiamo dire che in questa storia Lord Pirrie è un’idealista con una vena melanconica? 
“E’ una delle figure più affascinanti in questa storia. E’ dotato di una grande umanità. Diventa una figura paterna surrogata per Mark Muir. C’è un momento in particolare, quando Mark viene licenziato da Harland & Wolff. Pirrie è costretto a dargli la notizia davanti al Consiglio di Amministrazione. E’ uno dei momenti delicati della trama, emblematico dello stile di scrittura di questa storia che unisce realtà, grandi momenti con piccoli momenti di grande umanità e sensibilità. Questo è uno di quei  momenti.”

Cosa ne pensa di Ciaran come regista?
"E’ notevole. Lavora su ogni singolo episodio. Non capisco come faccia a stare ancora in piedi. E’ molto disponibile con gli attori. Sa esattamente ciò che vuole – ha fatto molte ricerche, quindi ti trasmette molta sicurezza. E’ molto bravo con gli attori - viene da te, ti bisbiglia due parole  all’orecchio per darti qualche suggerimento se non stai facendo ciò che lui reputa necessario per la scena. Allo stesso tempo, non è assolutamente dittatoriale . E’ un rapporto di lavoro molto piacevole.”

Lei ha fatto tantissime produzioni in costume sul palcoscenico e sullo schermo, immagino che ormai sia abituato ai costumi d’epoca?
"Il costume non mi preoccupa affatto. Se avessi la possibilità, farei cose più contemporanee, così potrei mettermi le dita nel naso e grattarmi come tutti quanti. Quando mi viene chiesto cosa vorrei fare dopo,  mi viene istintivamente da rispondere “Voglio fare una pièce teatrale che non è stata ancora scritta, in modo che io possa essere il primo a farla, piuttosto che essere il seicentesimo ad interpretare Amleto.”

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