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Billy Carter

Thomas Andrews

Puoi descrivere il personaggio e la personalità del costruttore navale,Thomas Andrews?
"Ciò che mi ha colpito è quanto fosse giovane. Morì sul Titanic a 39 anni, perciò raggiunse la sua posizione intorno ai 35. Arrivò alla Harland & Wolff grazie ad un apprendistato premio e passò sette anni a studiare dall’interno l’intera azienda – che fossero due mesi tra i rivettatori o tre anni nella sala progetti. Era arrivato fin lì solo grazie ai suoi meriti. Ed era vicino alla gente: operai, dirigenti, e tutti i gradini della gerarchia alla Harland & Wolff. Il mio personaggio soprintende alla costruzione dell’Olympic, del Titanic e del Gigantic, che era la terza nave. Il suo nome viene associato principalmente al Titanic, ma si era occupato della costruzione di centinaia di altre imbarcazioni costruite nei cantieri Harland & Wolff. Era un uomo cresciuto a pane e cantieri navali."

Cosa pensi del percorso del personaggio di Andrews all’interno de Titanic. Nascita di una leggenda ?
"La sua traiettoria è sorprendente. Ho amato sia il Thomas Andrews pubblico che quello privato. Era un leader nato. La gente lo adorava. Aveva carattere ma anche un gran senso dell’umorismo, ed era appassionato in ciò che faceva. Abbiamo girato delle scene negli uffici insieme a Lord Pirrie dove risalta tutto l’affetto, il calore, la vulnerabilità. Lord Pirrie era un uomo molto rispettato. In questa serie, del suo potere viene investito Andrews, che era il suo erede naturale alla Harland & Wolff. Aveva un enorme ascendente su uomini e donne. Ho davvero amato il percorso del rapporto tra Lord Pirrie e Andrews."

Come descriveresti il rapporto tra Andrews e Mark?
"Thomas Andrews è un uomo brillante nel lavoro, che si trova di fronte questo novellino, giovane, con idee innovative e con cui è costretto a collaborare perchè è stato raccomandato da JP Morgan in persona. Perciò la loro relazione è piuttosto spinosa. Con il tempo, però, Andrews impara ad ascoltare Mark e a rispettare le sue idee. Il sogno di Andrews è quello di costruire la nave perfetta e con Mark si instaura un solido rapporto di lavoro. Di pari passo c’è anche la nascita di una amicizia, data dalla fiducia reciproca. Nonostante tutto remi contro di loro – gli scioperi del carbone, la nascita dei sindacati, le lotte per la l’indipendenza irlandese, l’Olympic seriamente danneggiato – loro continuano a lavorare su questa favolosa nave."

La storia suggerisce che Andrews sia morto da eroe – ha ceduto il suo posto sulla scialuppa ed è morto sulla nave. Hai mantenuto intatto l’innato eroismo dell’uomo, nella tua recitazione?

"Mi ha attraversato la mente l’idea di cosa possa aver pensato durante la tragedia. Soprattutto sapendo quanto ha impiegato ad affondare: due ore. Si racconta che abbia gettato in mare le sedie a sdraio del ponte, dando istruzioni ai passeggeri su come salvarsi. Le persone erano convinte che la nave fosse inaffondabile, perciò quando ha iniziato ad affondare la gente ha creduto fosse impossibile. Andrews è rimasto fino all’ultimo per aiutare quanti più possibile a mettersi in salvo. Un marinaio ha affermato di averlo visto in una stanza mentre fissava un quadro raffigurante una veduta di Southampton. È stato l’ultimo a vederlo vivo – evidentemente aveva accettato la fine e aveva deciso che sarebbe andato a fondo con la sua nave."

Com’è stato lavorare con Ciaran Donnelly?
"E’ un grande privilegio poter vedere Ciaran in azione. È incredibile che un uomo solo riesca ad avere il controllo su una impresa tanto grande. Avere un unico regista per tutti e 12 gli episodi è stata una grande opportunità perchè c’era un clima di fiducia e si sono potute fare modifiche direttamente sul set. Se non era d’accordo, te lo diceva, altrimenti si andava avanti. Non c’era bisogno di continue conferme, c’era rispetto reciproco. Mi sono sentito in mani completamente sicure."

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